Questo articolo è per tutti voi che, in qualche momento della vostra vita sportiva, vi siete sentiti sbagliati.Per chi, riguardando indietro, prova una sottile malinconia pensando agli anni più belli della propria carriera sportiva e alle occasioni che non sono arrivate.
Per tutti voi che, ogni tanto, tornate con la mente a un campo, a una palestra, a una pista, e sentite riemergere qualcosa di difficile da spiegare. Non è soltanto nostalgia e non è nemmeno rimpianto. È piuttosto la consapevolezza di aver attraversato qualcosa di profondo ed un po’ incompiuto.
Sì perché ci sono carriere che non finiscono negli albi d’oro: non perché non abbiano avuto valore, ma perché nello sport il confine tra ciò che resta e ciò che scivola via talvolta è sottile.
Un ginocchio che cede.
Un equilibrio in spogliatoio che si spezza.
Una società che non investe più.
Un lavoro che arriva all’improvviso e non si concilia con gli allenamenti
Nello sport si parla spesso di episodi, di dettagli appunto.
Ma chiamarli così, in fondo, è quasi un modo per ridimensionarli.
I grandi campioni lavorano sui particolari con un’attenzione quasi maniacale perché sanno che quando i singoli elementi si incastrano nel modo giusto, i risultati arrivano. Le strutture che li circondano organizzano il contesto adatto proprio affinché questi incastri si realizzino.
Il problema è che non tutti hanno la possibilità di vivere lo sport dentro quelle condizioni.
Non tutti hanno uno staff, un preparatore, un fisioterapista, un supporto mentale.
Non tutti hanno le necessarie risorse economiche anche solo per provare ad essere “un vero atleta”.
Molti hanno costruito il proprio percorso tra allenamenti dopo lo studio o il lavoro, trasferte lunghissime in giornata, panchine corte, campi sgangherati, budget inesistenti, tempi stretti per recuperare e ripartire, dando tutto per quell’amore ostinato.
Molti hanno riempito le mancanze con una passione immensa che però non sempre è bastata.
Alcuni semplicemente non hanno avuto la loro buona stella.
Non è mai una linea retta, ma piuttosto un intreccio di strade, deviazioni, coincidenze.
“Se non mi fossi rotto il crociato, ora sarei in Serie A.” Una frase diventata quasi un cliché.
Eppure dietro spesso si nasconde una verità semplice: dettagli ed episodi che a volte si allineano e altre volte no.
C’è chi ricorda ancora perfettamente una finale persa per un fallo contestato.
Chi sapeva di avere talento ma non ha potuto esprimerlo.
Chi è stato danneggiato da un errore arbitrale.
Chi ripensa a quella stagione in cui tutto stava andando nella direzione giusta, fino a quel maledetto infortunio.
Chi ha raggiunto una promozione, ma il club ha chiuso i battenti.
Chi era in lizza per una convocazione ed è stato scartato all’ultima selezione.
Chi era in perfetto stato atletico ma la squadra non girava.
Chi sa, dentro di sé, che se quell’incastro fosse andato diversamente, forse oggi racconterebbe una storia sportiva differente: una coppa rivolta verso il cielo o una porta aperta sul futuro.
Ma ciò non cambia la sostanza.
Perché lo sport, alla fine, non è solo ciò che si vince, ma quello che rimane quando tutto il resto passa.
È quella parte di noi che ha imparato a cadere e rialzarsi.
È quel maestro di vita che ci ha reso determinati, perseveranti, competitivi.
Sono tutte le volte che abbiamo detto “basta, non ce la faccio” per poi riprovarci ancora.
È aver fatto parte di qualcosa di più grande della nostra storia individuale, condividendo gioie e dolori con i nostri compagni di squadra ed imparando a metterci a servizio di un obiettivo comune.
Come una lingua imparata da bambini che non scorderemo mai più.
E allora, se ogni tanto torniamo con la mente a quel campo, a quella palestra, a quella pista, a quella finale persa …
per una volta dimentichiamoci di quel dettaglio stonato, di quell’incastro che non ha funzionato.
Pensiamo piuttosto a tutte le volte che quel gesto atletico ci ha fatto sentire vivi, forti, quasi invincibili.
Perché una parte di noi, in fondo, continuerà sempre ad appartenere a quel mondo fatto di un bellissimo amore ostinato.
E soprattuto ricordiamoci che non tutti hanno il privilegio di sapere cosa li rende davvero felici nella vita.
Noi invece sì.








